
Oggetti normali, immaginazione accesa, tempo vero: il gioco migliore spesso nasce così.
Scatole, cuscini, sedie, cucchiai, coperchi, foulard. Se guardi una casa con gli occhi di un adulto vedi oggetti. Se la guardi con gli occhi di un bambino vedi possibilità. Il castello, il negozio, la navicella, la tana, la batteria improvvisata, il microfono, il binocolo. Il gioco, quello buono, molto spesso parte da lì.
È una notizia rassicurante anche per gli adulti. Per divertirsi non serve sempre comprare, preparare, montare, stampare, pianificare. A volte serve solo non bloccare subito l’immaginazione con l’idea che una cosa abbia un solo uso possibile. I bambini sono bravissimi a riscrivere il senso degli oggetti. Ed è una capacità preziosa.
Nel gioco spontaneo c’è libertà, ma non c’è confusione inutile. C’è allenamento vero. Linguaggio, relazione, invenzione, autonomia, negoziazione. Solo che non si presenta come compito, quindi spesso viene sottovalutato. Invece è uno dei modi più seri che l’infanzia ha per fare esperienza. Babyradio ama questo tipo di energia. Il gioco che nasce da poco e diventa molto.
Il pomeriggio che non parte con l’ambizione di essere speciale e poi, proprio per questo, funziona bene. Perché quando togli il peso della prestazione, spesso entra il gusto. La prossima volta che vostro figlio trasforma un cuscino in un’isola o un mestolo in un microfono, forse non sta “facendo finta”. Sta facendo mondo.
