
L’estate ha il potere di trasformare una cena in un momento che resta. Esiste un’immagine che appartiene a moltissime estati. Un tavolo apparecchiato in giardino, su una terrazza o in un cortile. Le sedie non sono mai tutte uguali, qualcuno arriva con qualche minuto di ritardo, qualcun altro porta un dolce preparato all’ultimo momento. E nessuno sembra avere davvero fretta.
Mangiare all’aperto cambia il ritmo delle cose. Le conversazioni si allungano, i bambini continuano a giocare anche dopo cena, qualcuno si alza per prendere un’altra bottiglia d’acqua e finisce per raccontare un aneddoto che nessuno aveva mai sentito. Alla fine ci si accorge che il cibo è stato soltanto una parte della serata. Il resto è stato fatto dalle persone.
Forse è proprio questo il motivo per cui ricordiamo alcune cene per anni, senza riuscire a dire con precisione cosa ci fosse nel piatto. Ricordiamo chi rideva più forte. Chi parlava con le mani. Chi ha raccontato una storia che ancora oggi ci fa sorridere. I tavoli, in fondo, non servono soltanto ad appoggiare i piatti. Sono uno dei luoghi in cui le relazioni trovano il tempo di crescere.
