Le conchiglie che riportiamo a casa

Piccole, leggere e silenziose: eppure custodiscono intere estati Ogni vacanza sembra finire allo stesso modo. Mentre prepariamo la valigia, spunta una conchiglia raccolta durante una passeggiata. A volte è perfetta, altre è scheggiata o così comune da sembrare identica a mille altre. Eppure l’abbiamo scelta. La portiamo a casa senza sapere bene perché.

Rimane per mesi su uno scaffale, dentro una ciotola di vetro, in una tasca dimenticata o tra le pagine di un libro. La verità è che non stiamo conservando una conchiglia. Stiamo cercando di trattenere una sensazione. Quel pomeriggio in cui il mare era calmo. La passeggiata fatta senza guardare l’orologio.

La risata di qualcuno che era accanto a noi. Gli oggetti hanno questo potere. Diventano molto più importanti del loro valore reale perché finiscono per rappresentare qualcosa che non possiamo mettere in valigia. Il tempo. Per questo, quando ritroviamo una conchiglia dopo anni, ci sembra di sentire di nuovo il rumore delle onde. Non perché il mare sia rimasto lì dentro. Ma perché ci siamo rimasti noi.