Fare meno, ascoltare di più

Viviamo in un tempo in cui fare sembra sempre più importante di ascoltare. Riempire le giornate, organizzare, rispondere, sistemare, correre da una parte all’altra ci dà l’illusione di stare vivendo bene. Eppure ci sono momenti in cui sentiamo chiaramente che qualcosa manca. Non tempo, forse. Presenza. Perché a volte non è vero che abbiamo bisogno di fare di più. Abbiamo bisogno di esserci di più.

Con la famiglia, per esempio. Essere lì davvero mentre qualcuno parla, senza pensare già alla cosa successiva. Accorgersi di una frase detta piano a tavola. Di un silenzio diverso dal solito. Di un bambino che non sta chiedendo un gioco o un’attività, ma uno sguardo pieno, una risposta lenta, attenzione vera. I piccoli hanno un modo molto semplice di stare al mondo: non misurano l’amore in base a quanto facciamo per loro, ma in base a quanto ci sentono presenti mentre siamo con loro. Spesso ricordano più un pomeriggio sul pavimento a ridere che un programma perfetto organizzato nei dettagli. Perché la presenza ha un linguaggio che si sente subito. È quella sensazione di non dover competere con il telefono, con la fretta, con i pensieri di qualcun altro.

Ma vale anche per noi stessi. Ci ascoltiamo sempre meno. Ci chiediamo continuamente cosa dobbiamo fare, raramente come stiamo davvero. E così accumuliamo rumore, stanchezza, tensioni piccole che diventano enormi solo perché non abbiamo mai dato loro spazio.

Fare meno non significa smettere di impegnarsi o vivere senza responsabilità. Significa lasciare qualche spazio vuoto perché dentro quel vuoto possano finalmente entrare le cose importanti. Una conversazione senza distrazioni. Una passeggiata lenta. Una cena senza fretta. Dieci minuti in silenzio senza sentirsi in colpa.