
Il paragone rovina molte cose, spesso senza fare rumore all’inizio. Entra piano nelle giornate, nelle relazioni, perfino nei momenti belli. Ci fa guardare quello che abbiamo attraverso ciò che hanno gli altri. E così qualcosa che fino a un attimo prima ci bastava smette improvvisamente di sembrarci abbastanza. Il confronto fa rumore perché non lascia spazio alla realtà. Trasforma tutto in una gara invisibile: chi è più avanti, chi sta facendo meglio, chi sembra più felice, più presente, più realizzato. E più ascoltiamo quel rumore, più perdiamo il contatto con la nostra misura.
Succede anche nelle famiglie. Guardiamo altri genitori e pensiamo di non fare abbastanza. Altri bambini e pensiamo che i nostri siano troppo timidi, troppo agitati, troppo lenti o troppo sensibili. Vediamo vite ordinate, sorrisi perfetti, case serene e iniziamo a dubitare della nostra normalità. Ma la vita vera non cresce bene sotto confronto continuo. Cresce nella presenza. Nell’attenzione alle cose piccole. Nella capacità di guardare quello che siamo senza trasformarlo sempre in un voto. Perché ogni persona ha tempi diversi, stanchezze diverse, modi diversi di amare e di stare al mondo. E molte cose belle si rovinano proprio quando smettiamo di viverle per iniziare a misurarle.
i bambini ce lo insegnano continuamente. Quando giocano davvero, non stanno pensando a chi è più bravo. Sono immersi nel momento. È il confronto esterno che, piano piano, insegna loro a guardarsi con giudizio invece che con curiosità.
