I libri con la sabbia tra le pagine

Alcune letture conservano molto più delle parole Ci sono libri che, appena li apriamo, raccontano due storie. La prima è quella scritta dall’autore. La seconda è la nostra. Succede soprattutto con i libri dell’estate. Li leggiamo in spiaggia, sotto un ombrellone, su un balcone o all’ombra di un albero.

Le pagine si piegano leggermente agli angoli, qualche granello di sabbia rimane nascosto tra i capitoli e, ogni tanto, compare una piccola macchia lasciata da una goccia d’acqua o da una mano ancora umida. Qualcuno potrebbe considerarli difetti. In realtà sono tracce di vita. Ogni segno racconta il luogo in cui quella storia ci ha fatto compagnia.

Forse è per questo che, a distanza di anni, basta riaprire uno di quei libri per tornare immediatamente a quell’estate. Non ricordiamo soltanto la trama. Ricordiamo il rumore delle onde. Il vento che girava le pagine. Il sole che costringeva a cercare un po’ d’ombra.

E la sensazione di avere davanti un pomeriggio intero, senza fretta. I libri dell’estate non restano mai perfetti. Ma forse è proprio questo il loro fascino. Come le vacanze più belle, finiscono per portare addosso i segni del tempo trascorso insieme.