
Ci sono suoni che non chiedono attenzione, ma finiscono per accompagnare i ricordi più belli Ogni estate ha la sua colonna sonora. C’è il canto delle cicale, il rumore delle onde, le risate che arrivano da una finestra aperta. E poi c’è lui, il ventilatore. Lo accendiamo quasi senza pensarci.
All’inizio ne percepiamo il rumore, poi smettiamo di sentirlo. Eppure continua a fare il suo lavoro, silenziosamente, mentre leggiamo un libro, lavoriamo al computer, guardiamo un film o ci concediamo un sonnellino nel pomeriggio.
È uno di quei suoni che non cercano mai di essere protagonisti. Restano sullo sfondo e proprio per questo diventano parte dei nostri ricordi.
Ripensando alle estati passate, difficilmente ricorderemo il modello del ventilatore o la velocità a cui giravano le pale. Ricorderemo piuttosto la sensazione di tranquillità che accompagnava quelle giornate lente, quando il caldo sembrava sospendere il tempo e l’unica cosa davvero urgente era trovare un angolo fresco.
Forse è proprio questa la magia dei rumori familiari. Ci fanno sentire a casa senza bisogno di dire una parola.
