
Il giorno dopo Ferragosto ha un silenzio particolare. Non è un silenzio triste. È un silenzio pieno. Le tavole sono state sparecchiate, i piatti rimessi al loro posto e qualcuno ha già piegato le tovaglie. Eppure, basta guardare una sedia rimasta leggermente spostata per tornare con la mente al giorno prima.
Le sedie hanno una memoria tutta loro. Ricordano chi si sedeva sempre nello stesso posto. Chi si alzava continuamente per prendere il pane. Chi raccontava barzellette. Chi ascoltava più di quanto parlasse. Quando le persone vanno via, gli oggetti continuano a custodirne il passaggio.
Forse è per questo che certe case, dopo una festa, sembrano ancora vive. Non perché ci sia rumore. Ma perché trattengono un po’ dell’energia di chi le ha riempite. Viviamo in un tempo in cui siamo sempre proiettati verso ciò che verrà.
Finisce una vacanza e pensiamo già al ritorno. Finisce una cena e organizziamo la successiva. Raramente ci concediamo il lusso di fermarci a gustare quello che abbiamo appena vissuto. Il giorno dopo Ferragosto ci insegna proprio questo.
Che la felicità non termina quando gli ospiti salutano. Continua nei ricordi che restano a farci compagnia.
